MISURE CAUTELARI – PERSONALI

Le Sezioni unite hanno stabilito che “l’inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni, accertata nel giudizio penale, ha effetti anche nel giudizio promosso per ottenere la riparazione per ingiusta detenzione”, osservando che l’art. 271 c.p.p. (norma speciale applicabile nella specie, in luogo dell’art. 191 c.p.p., norma generale in tema di inutilizzabilità) vieta l’utilizzazione dei risultati delle intercettazioni “qualora non siano state osservate le disposizioni previste dagli artt. 267 e 268, commi 1 e 3, c.p.p.”, accomunando tutte le violazioni, e senza, pertanto, legittimare distinzioni tra i diversi tipi di esse, e che la giurisprudenza costituzionale è da tempo ferma nel ritenere che ogni illegittima compressione del diritto alla riservatezza (art. 15 Cost.) comporta l’illegalità dei materiali probatori acquisiti e la conseguente necessità della loro totale espunzione ex actis. Di conseguenza, in quanto tamquam non essent, le intercettazioni (illegali e quindi) inutilizzabili risultano del tutto irrilevanti a qualunque fine. Né a conclusioni diverse è possibile pervenire valorizzando le presunte connotazioni civilistiche del giudizio riparatorio, escluse dalla più recenti decisioni delle stesse Sezioni unite, e comunque prive di rilievo ad hoc, in quanto in sede civile è parimenti certo che gli atti probatori acquisiti illegittimamente non possono essere utilizzati ad alcun fine. Non sarebbe, infine, possibile invocare il “paradossale risultato” cui condurrebbe l’interpretazione prescelta, poiché la valutazione del risultato appartiene al discrezionale apprezzamento del legislatore, con l’eventuale limite solo della ragionevolezza e, d’altro canto, la ritenuta preminenza dell’esigenza di salvaguardia del diritto sancito dall’art. 15 Cost. “comporta perfino (…) la rinuncia da parte dello Stato all’esercizio della sua potestà punitiva ove quei diritti non siano salvaguardati secondo norma”.

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